logo TODAY 24 Gela
Licata, IT
22°
Sunny
MONDO OPPOSTO 2

Niscemi: il proprietario di un bar era «a disposizione», nel suo locale summit tra gli indagati


di Redazione

Niscemi: il proprietario di un bar era «a disposizione», nel suo locale summit tra gli indagati
cronaca
22 Apr 2026

L’indagine dei carabinieri svela il volto moderno della famiglia mafiosa di Niscemi. Una struttura capace di spaziare dal controllo ferreo del territorio a un’inedita penetrazione nell’economia legale, gestendo affari che vanno dal traffico di stupefacenti al lucroso settore del riciclo dei rifiuti. Al vertice della piramide decisionale si staglia la figura di Alberto Musto, indicato come il reggente della famiglia mafiosa di Niscemi e uomo di fiducia all’interno del mandamento di Gela. Insieme a lui, il provvedimento restrittivo ha colpito duramente il nucleo familiare: sono stati arrestati anche Danilo Musto e Antonio Mario Musto. Secondo le ricostruzioni investigative, il gruppo familiare non si limitava alla gestione delle dinamiche interne di Cosa Nostra, ma presidiava direttamente le attività economiche, assicurandosi che ogni business sul territorio rispondesse a una logica di profitto e sottomissione al clan. Tra i colpiti dalla misura cautelare figurano anche Francesco Cona e Andrea Abaco, considerati i “bracci operativi” incaricati di monitorare il territorio e pronti a intervenire per garantire, anche con atti intimidatori, il rispetto degli ordini del reggente.
Il «sistema» degli oli esausti
Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda l’infiltrazione mafiosa nel ritiro degli oli vegetali esausti. Qui la mafia si è fatta impresa, condizionando ditte regolarmente iscritte all’albo per imporre un monopolio di fatto. In questo contesto emergono figure come un amministratore quarantenne di una ditta di Favara e un dipendente trentatreenne di una società catanese, entrambi indagati a piede libero. L’amministratore agrigentino, in particolare, è accusato di aver messo la propria azienda a disposizione dei Musto. Il meccanismo era semplice quanto brutale: il clan imponeva a ristoratori e titolari di pasticcerie di recedere dai contratti esistenti per servire la ditta “amica”. In cambio, l’organizzazione mafiosa riceveva una percentuale fissa sui profitti, calcolata in circa 600 euro ogni 1000 litri di olio prelevato sul territorio di Niscemi.
Summit segreti nel bar
Dalle indagini emerge con dovizia di particolari una serie di incontri, veri e propri summit, avvenuti in punti strategici della città. Un ruolo centrale sarebbe stato svolto dal bar di un indagato niscemese di 44 anni, situato a pochi isolati dal viale Gori. Il locale non era solo un punto di ritrovo, ma una vera centrale logistica: il proprietario è accusato di aver messo a disposizione alcune sale riservate per permettere ad Alberto Musto di tenere incontri con emissari di altre consorterie, garantendo la segretezza necessaria alla vita del sodalizio.
L’indagine conferma come la mafia di Niscemi sia oggi un’entità ibrida: se da un lato resta legata alle tradizioni gerarchiche e alle “autorizzazioni” per lo spaccio di droga, dall’altro si comporta come una holding criminale in grado di manipolare il libero mercato e le regole ambientali per rimpinguare le casse del mandamento.


Redazione
Today 24 è un giornale on line indipendente, fondato nel 2014 da Massimo Sarcuno. Ogni giorno racconta i fatti e le notizie di Gela, Niscemi, Riesi, Butera, Mazzarino e di molti altri comuni del comprensorio. In particolare l’area del Vallone.