Niscemi, trasferta del pool frana a Roma. Sentito l’ex sottosegretario Franco Barberi
di Redazione
I pm del pool frana istituito dal procuratore capo, Salvatore Vella, prosegue con determinazione l’attività d’indagine sul drammatico fronte del dissesto idrogeologico che ha colpito duramente il territorio di Niscemi. Gli inquirenti hanno aperto un fascicolo per l’ipotesi di reato di disastro colposo, e danneggiamento a seguito di frana, attualmente ancora a carico di ignoti, in seguito al grave movimento geologico che ha letteralmente messo in ginocchio la città. Nelle scorse ore, l’attività investigativa si è spostata nella Capitale, più precisamente nella sede del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato a Roma, dove sono state acquisite sommarie informazioni testimoniali di assoluto rilievo.

Tra le figure chiave ascoltate dai magistrati figura Franco Barberi, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Protezione Civile, il quale si occupò in prima linea del primo, preoccupante smottamento che interessò l’area già nel lontano 1997. Oltre a Barberi, sono stati sentiti i dirigenti della Protezione Civile nazionale Filippo Cadamuro e Letteria Spuria, per ricostruire la catena di gestione dell’emergenza nel corso degli ultimi decenni.
Il procuratore capo Vella e i due sostituti procuratori che lo affiancano, con i funzionari della Squadra Mobile e del commissariato di Niscemi, insieme tre consulenti tecnici nominati dall’ufficio inquirente, in queste settimane hanno proceduto all’acquisizione di una imponente mole documentale. Si tratta di atti attualmente nella disponibilità della Protezione Civile nazionale, tra cui ordinanze, comunicazioni interne e precise prescrizioni tecniche emesse a partire dal 1997 fino ai giorni nostri.
L’obiettivo degli inquirenti è estremamente complesso. I magistrati stanno cercando di ricostruire meticolosamente la cronistoria di tutti gli interventi programmati per la messa in sicurezza del costone e, soprattutto, di far luce sull’impiego dei fondi stanziati. Il sospetto su cui si lavora riguarda ingenti somme di denaro che sarebbero state destinate alla salvaguardia del territorio ma che, per ragioni ancora da accertare, non sarebbero mai state spese o sarebbero state utilizzate in modo inefficace, lasciando la popolazione di Niscemi esposta a un pericolo costante e prevedibile.













