Niscemi: quattro mesi tra disagi, parole e pochi fatti. Il comitato evento franoso scende in piazza
di Alberto Drago
A quattro mesi dalla frana il Comitato evento franoso, costituito da sfollati e commercianti, questa sera scende in piazza. Un sit-in si terrà a partire dalle 19, in piazza Vittorio Emanuele, per contestare i contenuti del decreto legge appena approvato e si rivolge anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Protesta sia chi ha perso per sempre la casa, squarciata o sospesa nel vuoto dei dirupi della zona nera, che le famiglie evacuate precauzionalmente dalla zona rossa, che non conoscono ancora il loro destino, nonostante siano trascorsi quasi 120 giorni dal disastro. È il dramma della frana che continua, segnato come non si sperava dal solito copione delle passerelle politiche e promesse solidali di Governo che purtroppo più passano i mesi, più danno l’impressione di sfaldarsi rispetto alle aspettative di famiglie e commercianti. «Tutti gli emendamenti che avevamo proposto – dicono – sono stati rigettati, mentre permane una totale mancanza di comunicazione, diretta e rispettosa, tra il Comitato stesso ed il Commissario per l’emergenza frana Fabio Ciciliano. Una situazione che acuisce il senso di abbandono e di ingiustizia che vivono i cittadini colpiti».
II Comitato chiede al Commissario, al Governo ed a tutte le autorità politiche nazionali e regionali, di rivedere l’impostazione e le valutazioni adottate con l’accoglimento delle richieste dei cittadini franati, i quali attendono di essere indennizzati in maniera equa, così come avvenuto in occasione di grandi eventi sismici e calamità naturali nel resto d’Italia.
Le richieste dei cittadini colpiti dalla frana e del Comitato ad oggi inascoltate, sono quelle di un nuovo provvedimento legislativo capace di garantire diritti, dignità e giustizia ai niscemesi colpiti dalla frana, ovvero l’applicazione del calcolo degli indennizzi non con i parametri dell’Omi (agenzia delle entrate) che calcola il valore degli immobili del territorio dai 400 a 650 Euro il Mq, ma con quelli del mercato immobiliare reale in cui i prezzi variano da 1.200 a 1.500 Euro il Mq.
Nelle richieste anche l’eliminazione di un altro punto penalizzante dello stesso decreto legge, che stabilisce che l’immobile per essere indennizzato, deve essere stato costruito con regolare concessione edilizia oppure con condono edilizio già definito entro il 18 gennaio del 2026.
“La popolazione si vede costretta a protestare”, conclude il Comitato frana, “nonostante abbia mantenuto fino ad oggi un comportamento responsabile, paziente e dignitoso, spesso apprezzato solo a parole”.
Il Comitato rivolge quindi un appello alle istituzioni affinché non vengano ulteriormente calpestati i diritti dei cittadini di Niscemi, vittime di un enorme cataclisma che ha segnato profondamente la comunità.
Un appello quello del Comitato rivolto anche al Capo dello Stato, che durante la sua visita a Niscemi, ha espresso vicinanza alla cittadinanza promettendo anche un suo intervento in caso di necessità a favore dei cittadini colpiti dalla frana.
«Tutti gli emendamenti – afferma il presidente, Francesco Rizzo – proposti dal comitato sono stati rigettati, mentre permane una totale mancanza di comunicazione, diretta e rispettosa, tra il comitato e il commissario per l’emergenza frana, Fabio Ciciliano. Una situazione che acuisce il senso di abbandono e di ingiustizia vissuta dai cittadini colpiti. II comitato chiede al commissario, al governo nazionale ea tutte le autorità politiche nazionali e regionali, di rivedere l’impostazione e le valutazioni adottate fino a oggi, accogliendo finalmente le richieste dei cittadini di Niscemi, affinché possano essere indennizzati in maniera equa, così come avvenuto in occasione di grandi eventi sismici e calamità naturali nel resto d’Italia».
Tra le proposte avanzate indennizzi calcolati sul valore di mercato reale degli immobili, accertato mediante perizia asseverata, e non esclusivamente sui valori dell’osservatorio mercato immobiliare; la soppressione dei vincoli territoriali che oggi prevedono che i cittadini debbano reinvestire i ristori esclusivamente a Niscemi o nei comuni limitrofi; ammettere al sostegno anche gli immobili per i quali risultano in istruttoria un’istanza di sanatoria presentata prima del 25 gennaio 2026, nonché di riconoscere un contributo pari all’80 per cento del valore dei beni mobili e manufatti di pregio non recuperabili; e ancora che i locatori possano esigere il canone dai conduttori per il periodo in cui questi ultimi percepiscono il contributo statale per l’affitto, evitando situazioni di squilibrio contrattuale. Il comitato, quindi, chiede di rivedere tutto il provvedimento nazionale.
«Le richieste – conclude Rizzo – avanzate dai cittadini sono rimaste fino a oggi inascoltate. Un appello viene rivolto al capo dello Stato, che durante la sua visita a Niscemi aveva espresso vicinanza alla cittadinanza e promesso il proprio intervento in caso di necessità».













