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Niscemi scende in piazza tra frana e paure. «Siamo stanchi, meritiamo risposte serie»


di Alberto Drago

26 Ott 2026

«La città si sta sbriciolando, la frana avanza, la paura continua. Vogliamo sicurezza non promesse. Niscemi è la nostra casa». Questa la scritta sullo striscione in testa al corposo corteo svoltosi ieri pomeriggio.

I manifestanti sono partiti da Largo Spasimo per poi attraversare le strade dell’abitato che delimitano la zona nera da quella rossa. In piazza Vittorio Emanuele si sono tenuti gli interventi di Lucrezia Cinquerrui, Maria Fidone, Francesco Crupi (Movimento dei forconi) e Francesco Rizzo (presidente del Comitato Evento franoso Niscemi 2026). Infine un flash mob che ha visto i manifestanti coprirsi provocatoriamente con teli di plastica trasparente, volendo imitare e stigmatizzate la copertura, con un telo gigantesco, della vasta crepa apertasi nei pressi di via Ustica nel luglio scorso. Il telo, applicato per impedire all’acqua piovana di infiltrarsi, viene infatti ritenuto, a opinione di molti, un intervento non certo risolutivo.
La manifestazione è stata organizzata da Marzia Pinto e Lucrezia Cinquerrui con la partecipazione del presidente del “Comitato evento franoso Niscemi 2026”, in occasione della ricorrenza del nono mese dalla frana che il 25 gennaio scorso ha fatto sprofondare di oltre 50 metri il pendio collinare del versante collinare Sud per un estensione di oltre 5 chilometri.
Una catastrofe che ha segnato profondamente Niscemi, lasciando ferite che il tempo, da solo, non può rimarginare.
Un data indimenticabile che l’intera comunità ha voluto ricordare con lo svolgimento di un pubblico corteo folto di partecipanti con slogan gridati tipo “La frana esiste, Niscemi resiste” e striscioni contenenti scritte ad effetto con le seguenti frasi: “Messa in sicurezza: dalle parole ai fatti! Ho diritto ad una casa sicura. Nove mesi di promesse, zero metri di sicurezza. Casa scuola futuro: ridateci il nostro mondo. Meno promesse più cantieri. Nove mesi una mamma partorisce e Niscemi è ancora incinta di promesse”.

Poi un altro ironico striscione contenente un disegno della collina di Niscemi con i dirupi e le case in bilico e con dei clown che allargano un telo di plastica e con le scritte sottostanti “speranza, dignità, futuro, sicurezza”.
Presenti prevalentemente famiglie che in un primo momento, a causa della frana, erano state sfollate e che poi, in seguito al restringimento della zona rossa, sono rientrate nelle loro abitazioni.
Immobili dove sono nuovamente rientrati, che causano loro ansie e paure derivanti dal fatto di ritrovarsi ora a vivere pressoché dai 60 ai 100 metri dagli impressionanti e ripidi dirupi alti oltre 50 metri che si estendono lungo la fascia collinare Sud per oltre 5 chilometri.
Fra queste anche persone che non sono rientrate perché richiedono notizie certe e definitive sull’agibilità o meno delle proprie abitazioni, anche perché preoccupati dalla presenza di crepe nei muri esterni ed avvallamenti nelle strade che prima non c’erano.
Nove mesi di dolore, di apprensione, di domande ancora senza risposta.
«Siamo qui – dice Lucrezia Cinquerrui – per ricordare la frana che ci ha colpiti nove mesi fa e per chiedere la messa in sicurezza, non con progetti, ma con i fatti. Siamo stanchi di promesse e parole. Abbiamo bisogno di fatti e per fatti non ci riferiamo a dei teloni messi sopra delle crepe, vogliamo dei fatti che ci facciano dormire sereni e sentire sicuri. Chiediamo come residenti adiacenti alla zona rossa la previsione di un piano di evacuazione, di un sistema di allarme che ci permetta di intervenire nell’immediato e di conoscere lo stato della frana, in modo da potere uscire dalle nostre case e scappare immediatamente a qualsiasi ora della giornata, anche di notte. Chiediamo un osservatorio permanente e la massima trasparenza, perché ci sentiamo presi in giro. Vogliamo capire se possiamo restare o meno in questo paese, perché abbiamo paura, non ci sentiamo al sicuro e non sappiamo se possiamo ancora investire in questa città. Questo è solo l’inizio perché da oggi in poi ci faremo sentire».

«È vero che in questi nove mesi – le parole di Maria Fidone – abbiamo vissuto l’insonnia e il disagio più totale, perché non possiamo continuare a vivere nell’incertezza e nella paura e da quando nel mese di settembre si è aperta questa nuova crepa dalla via Ustica che hanno coperto con dei teloni. Questa non è sicurezza, è convivere con la paura e l’angoscia. Mi auguro che Dio illumini le menti di chi detiene il potere, affinchè Niscemi abbia sicurezza e non crolli».
Poi l’intervento di Francesco Crupi del Movimento dei forconi.

«Era doveroso essere qui – afferma Crupi – l’altro giorno ho visto la situazione di Niscemi, perché abbiamo degli amici di questa città che si sono spesi in tutta la Sicilia per i diritti e per la dignità del mondo del lavoro e dell’agricoltura. Voglio pertanto dire alle istituzioni che questa terra ha pagato troppo, ha dato troppo, è stato tolto troppo ed è ora che Niscemi come tutta la Sicilia, si riapproprino della propria dignità. Il nostro governo se è per la Sicilia deve lavorare per la nostra isola, non devono pensare ai lauti stipendi, ma trovare i soldi per la ricostruzione.
Non vogliamo più ascari, ma uomini che siano anche umani che debbono amministrare e non solo calcolatori.
Ridiamo la dignità alla stessa politica, perché tanti di questi, non sono politici, ma comitati d’affari peggio della mafia. Dignità quindi per Niscemi e per tutta la Sicilia».
Infine le parole di Francesco Rizzo, presidente del “Comitato Evento franoso Niscemi 2026”.

«Ringrazio tutti voi – dice l’avvocato Rizzo – per avere avuto il coraggio di essere qui presenti, perché questa manifestazione è stata molto osteggiata. Noi che siamo qui, dimostriamo così di essere donne e uomini liberi che rivendicano i propri diritti manifestando pacificamente. Noi ringraziamo i Governo per quello che ha finora fatto, ma chiediamo di più, ovvero che vengano completati i progetti già messi in campo ed un nuovo decreto legge come è stato fatto per altri territori e popolazioni come per i terremoti dei Campi Flegrei, perché non soddisfacevano le esigenze dei territori. La stessa cosa chiediamo noi, perché il decreto legge che è stato convertito non ha tenuto conto delle persone che non hanno avuto l possibilità di completare la sanatoria della propria casa e di quelli che non hanno avuto la possibilità di presentarla la sanatoria. Il diritto ad una casa ce l’hanno tutti i cittadini. Come ha detto Maria noi non dobbiamo dormire senza avere la sicurezza, che se succede qualcosa, dobbiamo essere allertati immediatamente con un sistema di alert. Noi chiediamo che Niscemi abbia tutte le possibilità per potersi risollevare ed avere un futuro».
Questi nove mesi infatti, non rappresentano soltanto il tempo trascorso da un tragico evento, ma una lunga parentesi di sofferenza e incertezza, nella quale il bisogno di sicurezza si intreccia con il desiderio di tornare a vivere serenamente.
La frana non ha lasciato soltanto segni sul territorio.
Ha inciso profondamente anche sulla serenità delle persone, alimentando timori, preoccupazioni e interrogativi sulla stabilità delle aree coinvolte, sulla tutela delle abitazioni e sulle prospettive di chi ha subito direttamente le conseguenze del dissesto.
Il passare dei mesi non ha infatti cancellato la paura, soprattutto quando le risposte attese tardano ad arrivare o non sono accompagnate da certezze sufficienti.
L’incertezza, infatti, rischia di diventare una seconda ferita: silenziosa, ma altrettanto pesante per chi ogni giorno cerca di ricostruire la propria vita.
A Niscemi il bisogno di ascolto, vicinanza e sostegno resta fondamentale.
Le persone coinvolte non possono essere lasciate sole ad affrontare le difficoltà materiali, economiche e psicologiche legate a una situazione tanto delicata.
Hanno diritto a informazioni puntuali, a interlocutori presenti e a un percorso chiaro che permetta loro di comprendere cosa accadrà nei prossimi mesi.
A nove mesi dalla frana, la comunità ha bisogno che l’attenzione delle istituzioni si traduca in fatti.
Non bastano le dichiarazioni di solidarietà, né possono essere sufficienti gli annunci se non sono seguiti da provvedimenti verificabili, tempi definiti e interventi realmente efficaci.
La priorità deve essere la sicurezza: occorre affrontare con competenza il problema del dissesto idrogeologico, garantire un monitoraggio costante delle aree interessate e individuare le opere necessarie per ridurre i rischi e proteggere la popolazione. Allo stesso tempo, è indispensabile dare risposte alle famiglie colpite, chiarire le prospettive per gli immobili coinvolti e assicurare sostegni adeguati a chi si trova ancora in una condizione di difficoltà.
Servono una programmazione seria, risorse certe, responsabilità definite e un coordinamento efficace tra tutti gli enti competenti. Ogni intervento deve essere accompagnato da informazioni trasparenti sullo stato di avanzamento dei lavori, sulle criticità ancora da superare e sulle scadenze previste.
La prevenzione, inoltre, non può essere considerata un tema da affrontare soltanto dopo una tragedia. La fragilità del territorio impone una visione di lungo periodo, capace di coniugare sicurezza, manutenzione, pianificazione urbanistica e tutela delle persone.
Eppure, accanto al dolore e alla paura, a Niscemi continua a vivere la speranza. È la speranza di chi desidera tornare a sentirsi al sicuro, di chi aspetta di poter guardare al domani con maggiore fiducia e di chi crede che, attraverso la collaborazione e la responsabilità condivisa, sia possibile trasformare una ferita profonda in un’occasione per ricostruire meglio.
Questa speranza non deve essere scambiata per rassegnazione o accettazione passiva dei ritardi. Al contrario, è una richiesta forte e legittima di impegno, serietà e concretezza. È la voce di una comunità che chiede di non essere dimenticata, che vuole continuare a credere nelle istituzioni e che pretende, giustamente, che alle parole seguano risultati.


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.