Niscemi sospesa tra inchieste e speranze. «Nessuna risposta concreta dal Governo»
di Alberto Drago
Mancano cinque giorni all’amara ricorrenza del terzo mese dalla devastante frana. Il fango si asciuga, la terra si stratifica, ma la coltre di nebbia che avvolge le responsabilità politiche e il destino delle persone rimaste senza casa, aziende o attività senza più un futuro, non sembra diradarsi. Anzi, si fa ancora più fitta. L’inchiesta della Procura di Gela procede a passo spedito coinvolgendo come atto dovuto, nel loro ruolo di commissari delegati per il contrasto al dissesto idrogeologico, gli ultimi quattro presidenti della Regione Siciliana: Raffaele Lombardo, Rosario Crocetta, Nello Musumeci e l’attuale governatore Renato Schifani. Il destino della comunità rimane però sospeso, in attesa che il Governo approvi gli emendamenti al Decreto Legge n. 25, modifiche legislative che, stando alle indiscrezioni, non sembrano affatto soddisfare il Comitato evento franoso Niscemi 2026. Il timore, sempre più concreto, è che l’esecutivo non abbia recepito alcuna delle istanze presentate dai cittadini colpiti dal disastro idrogeologico. D’altra parte, Roma sembra aver alzato un muro anche nei confronti delle opposizioni. In tal senso, nei giorni scorsi, la senatrice Enza Rando. parlamentare del Pd originaria di Niscemi, aveva diffuso una nota critica per segnalare la scelta della maggioranza di bocciare le proposte del Partito Democratico sul decreto legge “Maltempo”, attualmente in discussione alla Camera.
Tali emendamenti erano stati pensati proprio per migliorare la risposta dello Stato e rafforzare il sostegno concreto alle popolazioni del Sud, già provate dal passaggio del ciclone Harry e dal disastro di Niscemi. Eppure, proprio come le richieste del Comitato locale, sembrano destinati a restare inascoltati nelle stanze del potere.
Nello specifico, il Comitato frana aveva sollecitato un cambio di passo nell’erogazione dei contributi: l’obiettivo era determinare gli indennizzi non sulla scorta dei valori dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle Entrate — che a Niscemi oscillano tra i 400 e i 670 euro al metro quadro — bensì basandosi sul valore del mercato reale, che varia invece dai 1.200 ai 1.500 euro al metro quadro. Una richiesta dettata dal buonsenso, per evitare che agli sfollati, oltre al trauma della perdita della casa, venga inferta anche la beffa di un risarcimento irrisorio.
Oltre al calcolo basato sui valori reali con una soglia minima di 1.500 euro, il Comitato aveva chiesto la soppressione dei vincoli territoriali che obbligano i cittadini a reinvestire i ristori esclusivamente a Niscemi o nei comuni limitrofi. La tesi è chiara: ogni persona deve poter ricostruire il proprio progetto di vita dove ritiene più opportuno. Sul fronte dell’accessibilità, era stato proposto di ammettere al sostegno anche gli immobili con istanza di sanatoria presentata prima del 25 gennaio 2026 e di riconoscere un contributo pari all’80% per i beni mobili e i manufatti di pregio non recuperabili.
Proposte che, purtroppo, paiono oggi destinate a restare “lettera morta”, alimentando un clima di profonda preoccupazione e irrequietezza tra le famiglie colpite. Parallelamente, il fronte giudiziario resta incandescente: sul registro degli indagati, oltre ai quattro presidenti della Regione, figurano altre 13 persone, ritenute responsabili a vario titolo di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Al centro degli accertamenti vi sono interventi di mitigazione del rischio per 12 milioni di euro, rimasti incredibilmente bloccati per oltre vent’anni.
L’inchiesta, suddivisa in tre tronconi come precisato dal Procuratore Salvatore Vella, prende in esame i fatti avvenuti dal 2010 in poi. Molti cittadini si interrogano tuttavia sul motivo per cui non si sia partiti dalla prima frana del 12 ottobre 1997. Sebbene il Procuratore non si sia soffermato su questo punto durante la conferenza, pesano i termini della prescrizione: il reato di disastro colposo (art. 449 c.p.) si prescrive generalmente in 12 anni, estendibili a 15 in presenza di atti interruttivi. Ciononostante, non è escluso che nei capitoli successivi dell’indagine possano emergere fatti rilevanti riferibili anche al periodo 1997-2010.
Nel frattempo, il disappunto corre con forza sui social. Sulla pagina ufficiale del Comitato risuona un monito antico ma tragicamente attuale: “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”. Mentre a Roma si discute e si media, Niscemi continua a soccombere sotto il peso del fango e dell’indifferenza.













