logo TODAY 24 Gela
FRANA | Ristori

Niscemi, 20 attività commerciali restano chiuse. «Il governo ha deluso le nostre aspettative»


di Alberto Drago

Niscemi, 20 attività commerciali restano chiuse. «Il governo ha deluso le nostre aspettative»
attualità
19 Mag 2026

È una vera e propria “Odissea” quella che vivono da quasi 120 giorni i titolari delle attività produttive della città, che danneggiate dalla frana sono state chiuse. Venti in tutto, quelle vicine al centro storico, fra cui pizzerie, pub e bar che ricadenti entro i 50 metri dalla linea di frana (zona nera) non hanno avuto scampo e che malgrado i ristori percepiti dalla Regione, 19 mila euro, continuano a non fare dormire sonni tranquilli ai titolari, perché lasciati a vivere da 4 mesi in una devastante realtà quotidiana post-frana che non consente reali possibilità di ripresa economica, di delocalizzazione e riapertura dei loro locali. A penalizzare tanto quanto gli sfollati, gli operatori economici delle attività danneggiate dalla frana, è sempre il decreto legge n. 25 approvato dal Governo nazionale per il fatto che ha bocciato tutti gli emendamenti proposti per gli sfollati dal “Comitato Evento Franoso Niscemi 2026” che dai titolari delle attività produttive.
Ed a parlare di questo particolare aspetto sono Antonio Rinnone ed Alessandro Vacirca (nella foto).
Il primo era titolare nel suggestivo ed antico cortile della via Mazzini della nota pizzeria “A Barunissa” e di un altro locale, “Il salotto della Barunissa” sito in via Garibaldi, il secondo del pub “Basquiat” in Largo Malerba.
Paradossale, assurdo e incredibile quanto racconta Antonio Rinnone.

«Ho pagato le tasse – dice – regolarmente sugli introiti delle mie due attività e solo per il fatto di averlo fatto con la stessa partita Iva e codice fiscale, mi hanno riconosciuto ed erogato il ristoro per una sola attività e senza a oggi avermi riconosciuto l’altro per la seconda. Però per il pagamento delle tasse andavano bene due attività. Mi vogliono risarcire per una ricollocazione addirittura con l’accensione di prestiti che dovrei rendicontare, quando in realtà mi dovrebbero risarcire per tutto quello che ho perso. Malgrado le mie due attività chiuse da quattro mesi, e la mancanza di introiti, mi continuano ad essere recapitate tutte le bollette, le tasse ed i contributi da pagare, con il solo beneficio di avere la possibilità di posticiparli, che poi significa andare a gravare ancora di più la situazione nel momento in cui dovessi riuscire a riaprire. Nel decreto non hanno calcolato il mancato guadagno insomma. Chi mi indennizza – conclude – non per colpa mia, dei 4 mesi delle mie due attività chiuse e del lavoro che non ho più?»
Anche Alessandro Vacirca non le manda a dire.

«A noi delle attività chiuse in zona nera – afferma – hanno dato 19 mila euro. Devo dare atto al sindaco, Massimiliano Conti, il quale ci è stato vicino, ci ha aiutato e supportato, invece il Governo con l’approvazione del decreto legge, ha previsto per noi un prestito con il 40 per cento a fondo perduto e il 60 per cento da restituire. Non c’è alcun provvedimento legislativo che preveda un risarcimento totale delle nostre attività e con la conseguenza che ne usciremo con altri debiti sulle spalle. È inammissibile che una persona che abbia lavorato una vita come me e tanti altri possano uscirne dalla tragedia della frana indebitati e danneggiati due volte.
Chiediamo quindi un totale risarcimento delle nostre attività – conclude Vacirca – per potere riaprire in piena libertà».


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.