Riesi: il Cristo della Storia compie 25 anni. L’arte senza tempo del maestro La Leggia
di Redazione
Venticinque anni fa, l’Oasi di Pace «Santissima Trinità» di Riesi, visse l’inaugurazione di un’opera destinata a cambiare il profilo culturale e spirituale del territorio. Era il debutto del Cristo della Storia, maestosa scultura bronzea che da un quarto di secolo domina la vallata circostante dall’alto del suo imponente basamento di quattro metri. Un momento solenne, nel corso di una festosa cornice di popolo e autorità. L’opera, fortemente voluta da padre Pino Giuliana e dalla comunità dei Figli di Nazareth come segno indelebile per il passaggio al nuovo millennio, è oggi una meta di pellegrinaggio, oltre che un faro di speranza e fede.

A raccogliere quella che allora sembrava una sfida impossibile fu Onofrio La Leggia, artista poliedrico e all’epoca direttore artistico della storica fonderia L’Artistica Srl di Riesi. La genesi della statua, alta cinque metri, viene ricordata dallo stesso autore come un’impresa autenticamente titanica. Tutto ebbe inizio all’interno del laboratorio, dove La Leggia costruì interamente a mano una possente armatura in ferro per sostenere i quintali di argilla modellati successivamente. Un lavoro di precisione millimetrica applicato a una scala gigantesca, che ha richiesto mesi di assoluta dedizione fisica e mentale. Ciò che rende il Cristo della Storia un unicum nel panorama dell’arte contemporanea è il suo processo creativo integrale. In un’epoca in cui la maggior parte degli scultori si limita al bozzetto per poi delegare la fusione a maestranze esterne, La Leggia ha scelto la via più complessa, solitaria e nobile, ricalcando le orme degli antichi maestri rinascimentali. L’artista ha curato personalmente ogni singola fase della lavorazione, trascorrendo notti insonni tra cera, colofonia e il calore soffocante del metallo fuso, seguendo l’opera fino all’ultima saldatura.
Questa scelta metodologica si è tradotta in un preciso impegno etico: infondere nell’anima stessa del bronzo l’energia originaria del pensiero creativo.

L’inaugurazione del monumento, avvenuta alla presenza del cardinale Salvatore Pappalardo, indimenticato padre della chiesa siciliana, sancì il successo di un’opera letteralmente generata dal lavoro manuale del suo autore. A venticinque anni di distanza, il Cristo della Storia non si offre ai visitatori come una semplice scultura, ma come il frutto tangibile dell’incontro profondo tra devozione, arte e artigianato d’eccellenza. Il capolavoro di Onofrio La Leggia ha superato indenne il traguardo del primo quarto di secolo e continua a proporsi alle generazioni future come un segno d’arte eterno, capace di far dialogare la terra con il cielo.











