Riesi riscopre lo scrittore Giovanni Nicosia, voce ritrovata tra Resistenza e letteratura
di Redazione
Un pezzo di storia culturale di Riesi riaffiora grazie al lavoro di ricerca di Giuseppe Calascibetta. È stato presentato nei giorni scorsi, all’Istituto «Carlo Maria Carafa», il volume Giovanni Nicosia, uno scrittore di Riesi. Sul sentiero di Calvino e Pavese, saggio che ricostruisce la figura di un autore rimasto per decenni ai margini del panorama letterario italiano. L’iniziativa si inserisce nel calendario delle manifestazioni organizzate in occasione del 25 aprile, Festa della Liberazione, ricorrenza che ogni anno richiama il valore della memoria storica, della Resistenza e della conquista della democrazia in Italia. In questo contesto, la figura di Giovanni Nicosia assume un significato ancora più forte, legato alla sua esperienza diretta nella lotta partigiana e al suo impegno civile. L’evento ha coinvolto studenti, insegnanti e rappresentanti del mondo associativo e culturale del territorio, trasformandosi in un momento di approfondimento storico e letterario. Tra i presenti, la dirigente scolastica Adriana Quattrocchi, da anni impegnata nella diffusione della memoria dell’antifascismo e dei valori costituzionali, la professoressa Carmen Sessa, oltre a esponenti dell’Anpi provinciale e testimoni della tradizione della Resistenza.



Il libro di Calascibetta ripercorre la vita di Giovanni Nicosia, nato a Riesi nel 1919 e morto a Roma nel 1972, mettendo insieme materiali d’archivio, articoli e testi dispersi che contribuiscono a restituire il profilo di uno scrittore dalla forte sensibilità civile. Dopo la laurea in Giurisprudenza all’Università di Palermo, Nicosia prese parte alla Seconda guerra mondiale e successivamente alla lotta partigiana in Liguria, esperienza destinata a segnare profondamente la sua scrittura.
Nel dopoguerra si inserì nell’ambiente intellettuale torinese, lavorando per la casa editrice Einaudi come traduttore e revisore di bozze. In quegli anni consolidò il rapporto con figure centrali della cultura italiana, tra cui Italo Calvino, conosciuto durante la Resistenza, e Cesare Pavese.
A rendere ancora più significativa la presentazione è stata la partecipazione di Giorgia Nicosia, nipote dello scrittore e oggi custode del suo patrimonio letterario, arrivata da Roma per prendere parte all’evento. Nel suo intervento ha raccontato il percorso personale che l’ha portata a riscoprire la figura del nonno.
«Per molti anni – afferma – mio nonno è stato poco più di un’eco: un nome che emergeva nei racconti familiari, una presenza lontana e frammentata. Poi è iniziata la ricerca, un cammino paziente tra documenti e archivi. Proprio a Riesi questo lavoro ha trovato nuova forza, grazie all’impegno di Giuseppe Calascibetta, che ha saputo restituire con rigore e passione il profilo umano, politico e culturale di mio nonno».
Tra gli aspetti più interessanti emersi dalla ricerca c’è il recupero di alcuni racconti pubblicati nel secondo dopoguerra sulle pagine de l’Unità. Testi che testimoniano il contributo di Nicosia al filone neorealista, raccontando l’Italia ferita e in ricostruzione.
Particolare attenzione è stata dedicata al racconto Luglio 1945, una narrazione intensa e drammatica che descrive un Paese devastato dalla guerra, attraversato dalla fame e dalla povertà. Nicosia racconta famiglie costrette a vivere ai margini, senza punti di riferimento, ridotte a sopravvivere di espedienti e piccoli furti. In una delle immagini più forti del racconto, questi uomini e donne vengono paragonati a cani randagi, simbolo di una disperazione pronta a esplodere contro un sistema sociale ingiusto.
Sul lato opposto, lo scrittore colloca una classe aristocratica che, secondo la sua lettura, è riuscita a trarre profitto dal conflitto attraverso investimenti nei settori industriali più redditizi, come chimica, meccanica e siderurgia. Una contrapposizione che culmina in una scena emblematica: i benestanti che gettano molliche di pane dalle finestre per placare il malcontento popolare, quasi a voler ignorare il dramma umano che si consuma nelle strade.
Un’immagine potente che restituisce non solo la frattura sociale dell’Italia del dopoguerra, ma anche una dura denuncia dell’assenza della politica di fronte alla sofferenza collettiva.
La ricerca di Calascibetta ha inoltre riportato alla luce il racconto inedito L’antidoto e due poesie pubblicate su Il Politecnico, la rivista diretta da Elio Vittorini, confermando la presenza di Nicosia nei principali circuiti culturali del dopoguerra.
Limitata nei numeri ma significativa nei contenuti, la produzione narrativa dello scrittore comprende anche i romanzi Il grande tumulo e L’uomo tagliato dall’uomo, opere attraversate dai temi della guerra, della crisi delle ideologie e del senso di solitudine dell’uomo contemporaneo.
Durante l’incontro si è parlato anche del rapporto epistolare tra Giovanni Nicosia e Leonardo Sciascia, ricordato da Vito Catalano, nipote dello scrittore di Racalmuto. Un legame che testimonia l’intensità del confronto intellettuale tra due autori profondamente segnati dal loro tempo.
L’incontro di Riesi ha rappresentato non solo la presentazione di un libro, ma soprattutto un’occasione per restituire memoria a una figura dimenticata e per riannodare il legame tra il territorio e una delle sue voci letterarie più significative del Novecento, proprio nel solco delle celebrazioni dedicate alla Liberazione e ai valori fondanti della democrazia italiana.





