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Saper interpretare i segni dei tempi


di Giuseppe Aquila

opinioni
3 Apr 2020

54 Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: Viene la pioggia, e così accade. 55 E quando soffia lo scirocco, dite: Ci sarà caldo e così accade. 56 Ipocriti! Sapete giudicare l’aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo? 57. E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? 58 Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada procura di accordarti con lui, perché non ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esecutore e questi ti getti in prigione. 59 Ti assicuro che non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo». (Lc 12, 54-59).

La prima pericope si riferisce al “saper interpretare i segni dei tempi”.

La parabola ci dice che siamo stati presi in flagrante da colui al quale stavamo rubando. Questo con uno scatto felino ci ha immobilizzato e ci sta conducendo alla polizia, che dista, dal luogo dove stavi rubando, circa un chilometro.

Dice, il Signore, voi che vi date tante arie di sapientoni e sapete che quando sale una nuvola da ponente significa che pioverà e così accade. Come mai questo tempo non sapete giudicarlo?

Dunque il tempo che ti resta per farti perdonare consiste nel tempo che ci vuole per percorrere la strada che arriva fino alla gendarmeria, circa mezzo chilometro.

Ecco il consiglio del Signore: “Accordati subito con il tuo avversario”.

Questa è la vita, dice il Signore, accordati con il tuo avversario mentre sei ancora lungo la strada. Altrimenti se arrivi al commissariato, e il tuo avversario ti consegna al commissario e questi al giudice, ti mettono in galera. Stai certo che non uscirai di là se non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo.

Altrimenti detto: Ti restano 500 metri di vita, che corrisponde al tempo che manca per arrivare al commissariato. Approfitta, dunque, per convertirti al Signore, per metterti a posto con Dio. Dunque umiliati, chiedi perdono, piangi, implora, cedi, ammetti i tuoi errori, i tradimenti, chiedi al Signore che vuoi seriamente riconciliarti con Lui.

Questa è la vita, ed è anche molto breve; oggi ci siamo, domani forse non ci saremo più (basta un virus qualsiasi). Non sai che devi morire e ti aspetta il giudizio di Dio? Davanti a Dio si scoprirà tutta la verità delle cose, tutto che ciò che hai fatto (le tue violenze, i tuoi egoismi, le tue frodi, etc…) e pagherai fino all’ultimo spicciolo.

Queste sono parole del Signore “Non ne uscirai finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo”: è Dio stesso che ci parla, anche se può sembrare troppo duro. Parla così perché ci ama, ha un immenso amore per noi, è tremendamente misericordioso; “Egli non gode della morte del peccatore ma che si converta e viva”.

Ecco che prendono senso le parole del discernimento dei “segni dei tempi”. Senti il vento scirocco e dici: domani ci sarà caldo, e così accade. Perché non sai giudicare le cose del vero cielo? Perché continui a non comprendere ciò che sta succedendo intorno a te?

Concludiamo questa prima pericope sottolineando che il capitolo 12 tratta di questo argomento, cioè del tenersi pronti, anche al versetto 35 dove dice: “State pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese”. Tutto ciò perché non è facile capire i segni dei tempi relativi al cielo; non è come capire i segni della terra.

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Giuseppe Aquila
Giuseppe Aquila, 81 anni, sposato con Giovanna, diacono della Diocesi di Piazza Armerina dal 1999. Dalle campagne di Scicli viene a lavorare negli impianti di raffinazione Eni. Guidato da monsignor Grazio Alabiso conosce la fede da cui nasce la passione per le Sacre Scritture. In pensione dal 1994 dedica la sua vita alla famiglia e alla Chiesa. A servizio della Caritas, del vescovo e dei poveri