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Il perdono d’Assisi

Sapore di… paradiso


di Emanuele Artale

Sapore di… paradiso
rubricaUncategorized
2 Ago 2020

Sicuramente nella nostra vita abbiamo sperimentato una mancanza o una trasgressione verso qualche nostro familiare, parente o amico attraverso un fatto più o meno grave che ha portato all’allontanamento e alla freddezza. Spesso nella vita quotidiana assistiamo a litigi causati da incomprensioni o situazioni spiacevoli che portano alla rottura di un rapporto di amicizia o alla distruzione di nuclei familiari e parentali. Sono dei momenti di cortocircuito che portano in sé tanta sofferenza e amarezza e che spesso solo una piccola speranza di riconciliazione può ricucire quello che si è lacerato. In questi casi è difficile arrivare a una meta di riconciliazione, ci vuole tanta pazienza, ma quando con i giusti passi si arriva a ristabilire l’equilibrio, si prova una pace interiore così forte che sembra di vivere in paradiso.
Anche con Dio si può sperimentare la lontananza e la separazione attraverso quel peccato che in modo volontario o involontario commettiamo e che macchia non solo noi ma anche la stessa comunità di fratelli con cui condividiamo la stessa fede: il peccato “ferisce la natura dell’uomo ed attenta alla solidarietà umana” (Catechismo Chiesa cattolica 1872).
Dinanzi al peccato dell’uomo c’è un sacramento che fa parte dei sacramenti della guarigione, il cui fine ed effetto sono il ritorno e la riconciliazione con Dio: è il sacramento della Penitenza. Con esso si ottiene “la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (Catechismo Chiesa cattolica 1469). Quante volte ci è capitato di accostarci in modo timido ad un sacerdote che abbiamo reputato umano come noi o in certe occasioni della vita siamo stati invitati a confessarci: dopo la resistenza iniziale abbiamo provato il perdono di Dio e una grande pace interiore ha abitato dentro di noi tanto da farci sentire in paradiso.
A tal riguardo, Francesco d’Assisi ci ha lasciato una festa che porta il nome di “Perdono di Assisi” o “Indulgenza della Porziuncola” che inizia a mezzogiorno del 1 Agosto e si conclude alla mezzanotte del 2 Agosto: “Il beato Francesco risiedeva presso Santa Maria della Porziuncola, ed una notte gli fu rivelato dal Signore che si recasse dal sommo pontefice Onorio, che in quel tempo dimorava a Perugia, per impetrare una Indulgenza a favore della medesima chiesa di Santa Maria della Porziuncola, riparata allora da lui stesso…il beato Francesco mentre predicava alla presenza di quei vescovi diceva: “Io vi voglio mandare tutti in paradiso e vi annuncio una Indulgenza che ho ottenuto dalla bocca del sommo pontefice. Tutti voi che siete venuti oggi, e tutti coloro che ogni anno verranno in questo giorno, con buona disposizione di cuore e pentiti, abbiano l’Indulgenza di tutti i loro peccati”. (Diploma di Teobaldo).
Nel cuore di Francesco è forte l’esperienza della paternità di Dio e lo dimostra in quella scena in cui decide di lasciare il padre terreno Pietro Bernardone per seguire Dio nella strada della povertà e della semplicità. Francesco si sente così fortemente riconciliato e amato da Dio che chiede al Romano Pontefice una indulgenza particolare che possa annullare tutti i peccati dell’uomo, dal giorno del proprio battesimo fino al momento in cui si entra in quella piccola chiesetta dedicata alla Madonna. E la riconciliazione che Francesco vive dentro di sé lo porta a gridare a tutti quella suggestiva frase: “Voglio mandarvi tutti in paradiso!”
Anche quest’anno, la famiglia francescana e tutta la Chiesa commemora questo grande dono che Francesco ha voluto lasciarci perché possiamo sperimentare quella gioia di appartenere ad un Padre che ci abbraccia e perdona. Ed è così che la nostra vita impastata di peccato sperimenta e anticipa la gioia del Paradiso.


Emanuele Artale
Frate minore cappuccino dal 2004, sacerdote dal 2015. Ha compiuto la formazione religiosa come postulante nel convento di Ragusa, come novizio nel convento di Nicosia, postnovizio nel convento di Modica, studente di teologia presso la Facoltà teologica di Sicilia a Palermo. Dal dicembre 2015 espleta il suo servizio religioso nella casa circondariale di Gela, dove nel gennaio 2017 è stato nominato cappellano dal vescovo, Rosario Gisana