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LUDOTECHE

Se l’ingiustizia «uccide» più del Covid


di Miriam Fasulo

Se l’ingiustizia «uccide» più del Covid
rubrica
14 Ott 2020

Buongiorno Presidente, sono la dottoressa in Psicologia Miriam Fasulo, titolare di una ludoteca di Gela, mi piacerebbe avere un confronto concreto con lei. La situazione che si è venuta a creare in questo
periodo di emergenza sanitaria è diventata pressochè insostenibile per tutti noi, se non addirittura paradossale.

Un numero troppo alto di strutture del nostro settore ha abbassato per sempre la saracinesca e molte altre, che prima a fatica hanno lottato e stretto i denti, adesso sono pronte a fare la stessa fine delle prime. Chi si prenderà la responsabilità di tutto ciò? Noi per vivere organizziamo eventi e feste di compleanno per bambini. Noi allietiamo le giornate di tanti piccoli innocenti già fin troppo provati dalla psicosi da coronavirus e costretti a vivere con il continuo terrorismo psicologico che ci viene fatto.
Siamo sempre noi ad aver rispettato per primi i divieti imposti ai tempi del lockdown e sempre noi ad aver visto per ultimi un piccolo raggio di sole durato appena 3 mesi. Siamo sempre noi, più di chiunque altro, ad aver adattato i nostri locali all’ emergenza sanitaria, ad aver speso denaro per
rendere le nostre strutture più sicure possibili tramite sanificazioni continue, igienizzanti e dispositivi di sicurezza necessari.
Siamo sempre noi, ad esservi stati utili e ad essere stati ritenuti idonei durante il periodo estivo, ad ospitare un numero non irrilevante di piccoli presso i nostri centri estivi, poiché i genitori dovevano necessariamente rientrare a lavoro. Siamo sempre noi a pagare le tasse come qualsiasi altro
esercente, a versarci contributi e a collaborare alla crescita economica dei nostri paesi. Siamo sempre noi a lavorare nel rispetto delle norme vigenti, che cambiate in continuazione e alle quali abbassiamo sempre la testa e ci adattiamo nel migliore dei modi possibili, al punto tale che possiamo affermare a gran voce che non è mai stato riscontrato un solo caso Covid nelle nostre strutture a differenza di molte altre situazioni.
E siamo sempre noi quelli a cui il Ministro Speranza si rivolge dicendo: “le feste non sono necessarie”.
Il ministro Speranza, sicuramente uomo di grande spessore culturale, si perde proprio nel più ovvio dei ragionamenti. C’è chi di feste ci vive, chi ci manda avanti intere famiglie, chi ci ha investito caricandosi di debiti non indifferenti. Dietro le feste c’è un intera filiera che ci vive. Va bene che il suddetto ministro rappresenta l’istituzione sanitaria rivestendo la carica di ministro della Salute, ma chiunque si soffermi per un attimo a pensare sa bene che l economia è tutta un giro e che anche dietro alla nostre attività girano una moltitudine di settori che inevitabilmente risentiranno del nostro lockdown. Si perché per noi questo è un lockdown. Il nostro lockdown. Adesso, diversamente da qualche mese fa, non ci viene chiesto di chiudere ma è vietato festeggiare i compleanni. Ma ci prendono in giro? Il nostro lavoro è proprio quello. Tutto il resto, quale servizio baby parking, è un piccolo contorno che di certo da solo non ci permette di respirare. Pare che il virus poi si diffonda soltanto all’interno di una misera festicciola di compleanno, mentre nelle cerimonie quali matrimoni battesimi cresime e comunioni questo allarme non esiste o comunque si riduce, considerato che questa tipologia di festa ad oggi non è vietata ma semplicemente ristretta alla normativa della capienza massima dei 30 invitati. Perché, mi chiedo
allora, non usare lo stesso metro di misura anche per noi che festeggiamo compleanni per bambini? Eppure, le dico francamente, che le festicciole alcuni li faranno ugualmente all’interno delle mura domestiche, e sarà peggio perché non riuscirete a controllarli, perché nessuno imporrà a nessuno l’utilizzo di dispositivi di sicurezza e soprattutto perché non ci sono gli spazi idonei necessari. Eppure , le dico anche, che queste piccole anime innocenti si frequentano già la mattina all’interno delle istituzioni scolastiche. Eppure, all’asilo soprattutto, non passano intere mattinate seduti nei loro banchetti in maniera isolata , ma interagiscono fra loro attraverso il gioco com è giusto che sia. Eppure, ci tengo ad aggiungere, che le stesse mamme che da noi non possono incontrarsi vanno poi a prendere un caffè insieme, o si ritrovano all interno di una palestra o di un salone di bellezza, com’è giusto che sia. Perché la vita per fortuna è fatta anche di questi piccoli momenti di spensieratezza che non ci possono essere ancora negati. Purtroppo con questo maledetto virus dobbiamo imparare
a conviverci e non morirci sotto vie traverse a quelle della salute.
Quindi ci spiega lei l’utilità di questo nuovo piccolo e lacerante lockdown che colpisce solo noi ludoteche? Sappiamo tutti che la Sicilia è una Regione a statuto speciale. Adesso le nostre sorti sono nelle sue mani.
Ci aiuti velocemente a riprendere in mano le nostre attività e la nostra dignità di lavoratori e di essere umani per prima.
Non permetta a nessuno di piangere un sogno infranto, di non portare a casa un tozzo di pane per la propria famiglia. Non permetta un’altra saracinesca chiusa definitivamente. Non permetta ad altri gestori di togliersi la vita, di rovinarsi la salute mentale. Perché mi creda da dottoressa in Psicologia a titolare d’attività che ciò a cui andremo incontro farà più male anche di un contagio in più. Lo Stato è stato meschino nei nostri confronti perché ha studiato un decreto di tutto punto senza
però soffermarsi agli imprescindibili aiuti da elargire. Lo Stato è stato bugiardo perché NESSUNO DOVEVA RESTARE INDIETRO ma hanno già decretato la nostra morte. Confidiamo nel suo buon senso e che Dio la illumini in questa missione e la benedica grandemente.


Miriam Fasulo
Psicologa, titolare di una ludoteca di Gela, rappresentante locale del gruppo Ludoteche aderente a Confcommercio Ascom.