SP112, la «strada della vergogna». Tra buche, fango e rischi per la sicurezza
di Redazione
Dopo due anni di tregua torna a far parlare di sé la «strada della vergogna». Circa trenta chilometri del peggio del peggio di una Sicilia dell’entroterra della quale la politica letteralmente se ne infischia. La strada collega Vallelunga Pratameno, Villalba, Marianopoli e per un piccolo tratto Resuttano all’autostrada A19 Palermo – Catania. Inoltre sul suo tracciato si affacciano piccole aziende agricole, un agriturismo (Feudo Tudia), un villaggio agricolo (Borgo Vicaretto) e il santuario di Castel Belice, meta di pellegrini provenienti da diverse parti della provincia e dell’isola. Dopo due anni di tregua, dovuti a un intervento di manutenzione straordinaria progettato dal Libero consorzio di Caltanissetta, competente per un tratto, da mesi – se non da un paio d’anni – la strada è in stato di abbandono. Una vera trappola per residenti, lavoratori pendolari, corrieri e autotrasportatori. C’è un tratto particolarmente disastrato, un paio di chilometri, in prossimità di Borgo Vicaretto, nel quale la sicurezza è a rischio e non si contano le forature di pneumatici e le sospensioni spaccate da incolpevoli automobilisti. Il manto stradale è costellato di insidiose buche che, durante le piogge, si trasformano in vere e proprie trappole: l’automobilista meno esperto, scambiandole per innocue pozzanghere, finisce inevitabilmente per centrarle con danni al veicolo e rischio per la sicurezza. Il disinteresse di chi amministra, segnatamente Regione Siciliana (per i finanziamenti) e Liberi Consorzi per quel che attiene i progetti esecutivi e le manutenzioni, non è il solo problema di questo itinerario stradale. C’è anche un problema di competenze. L’intero tracciato è un collage di strade nazionali e provinciali. Da Vallelunga e Villalba, fino al bivio di Castel Belice è la SS 121, di competenza Anas. Poi ci sono tre strade provinciali che si susseguono fino all’autostrada: la Sp 112, la Sp 121 e l’ultimo tratto, la Sp 19, tra Resuttano e innesto A19. Non vorremmo essere impietosi nel giudizio. Ma se il tratto a gestione Anas si salva, gli altri, di competenza dei Liberi consorzi di Caltanissetta e Palermo, lasciano molto a desiderare. Eppure si tratta di una strada vitale per le comunità locali dirette sull’A19.



Varie volte i sindaci hanno cercato di far sentire la loro voce. Le ex Province, però, non hanno grandi risorse e le buche restano. Con le piogge che fanno danni. Un ex sindaco della zona, che di mestiere fa l’imprenditore, anni fa andò sul posto con brecciolino, sabbione e operai per tappare alcune buche. Fu una protesta simbolo. Le cose si smossero. Altre proteste vennero attuate. Il Libero consorzio di Caltanissetta finanziò un intervento, risalente oramai a quattro anni fa. Ma senza una manutenzione periodica si è tornati all’antico. Alla strada della «vergogna».





