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Una Pasqua diversa, ma bella


di Emanuele Artale

Una Pasqua diversa, ma bella
opinioni
2 Apr 2021

Anche quest’anno la pandemia ha modificato i riti della Settimana Santa e le Celebrazioni liturgiche del Triduo Pasquale. Da secoli, questi giorni, erano caratterizzati da processioni esterne, da statue del Cristo e della Madonna che insieme percorrevano le strade del nostro paese, da persone vestite con abiti particolari che richiamano l’appartenenza ad una confraternita….tutto questo non si vive più. Abbiamo realizzato che la classica frase utilizzata in ambito religioso “per tradizione si è fatto sempre così” ha perso il suo valore e le pratiche devozionali che per molti erano l’unico punto di sicurezza per la propria fede adesso sono venute meno.
Con occhio più attento constatiamo che siamo inevitabilmente dinanzi a un passaggio difficile ma carico di significato, che si può collegare anche allo stesso termine Pasqua = Passaggio, che ci conduce ad una lettura diversa della pietà popolare: dalla sicurezza dei consolidati riti esterni alle celebrazioni dentro le nostre chiese, dall’imponente forma esteriore ad una interiorità personale che porta alla contemplazione e alla meditazione. Il momento storico ci impone di dirigerci verso l’essenzialità e la centralità della Pasqua vissuta in una forma interiore: Cristo morto e risorto per me e per la mia salvezza. Una Pasqua diversa ma sicuramente bella.
C’è un luogo particolare in cui l’essenzialità detta la vita ordinaria delle persone: è l’esperienza del carcere. Chi entra in questa realtà è chiamato a vivere un primo passaggio che si attua dall’esterno di una vita libera e autonoma all’interno di una struttura detentiva che blocca il processo negativo attivato precedentemente. E’ un passaggio brusco, che lascia il suo segno e che produce nel primo periodo sofferenza, rimorso, preoccupazioni.
Chi vive l’esperienza detentiva successivamente si troverà dinanzi a un altro passaggio, difficile nella realtà ma sicuramente di svolta esistenziale: è quello che riguarda la propria persona quando è invitata a passare dal reato commesso a una vita sana dove il bene diventa la legge morale che guida la propria esistenza. Ed è l’insofferenza per il luogo di ristrettezza, la mancanza dei propri familiari, la libertà negata a muovere inizialmente questo processo. Il salto vero e proprio avverrà quando l’individuo realizzerà che la vita non può restare nella palude della meschinità ma che essa va vissuta con valori di autenticità e verità.
Un ultimo passaggio avviene quando chi vive l’errore metabolizza che esso può essere un’occasione per riscoprire la bellezza del rapporto con Dio: anche la detenzione e il reato possono essere dei mezzi estremi per arrivare a Dio e riscoprire l’appartenenza a Lui. Chi sperimenta questo processo capirà che vale la pena cambiare la propria esistenza e che Dio è presente lì dove non si possa immaginare. Allora sarà un passaggio (una Pasqua) insolita ma sicuramente bella.
Auguro a tutti voi di passare dall’insicurezza del momento alla certezza che Dio è presente nella nostra vita, anche se la storia ci dirige in luoghi dove sembra regnare la paura e lo sconforto. Allora sarà Pasqua e sarà sicuramente bella.

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Emanuele Artale
Frate minore cappuccino dal 2004, sacerdote dal 2015. Ha compiuto la formazione religiosa come postulante nel convento di Ragusa, come novizio nel convento di Nicosia, postnovizio nel convento di Modica, studente di teologia presso la Facoltà teologica di Sicilia a Palermo. Dal dicembre 2015 espleta il suo servizio religioso nella casa circondariale di Gela, dove nel gennaio 2017 è stato nominato cappellano. Il vescovo, Rosario Gisana, lo scorso I novembre 2020, lo ha nominato vicario della parrocchia San Rocco di Gela.