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Va’ e ripara la mia casa


di Emanuele Artale

Va’ e ripara la mia casa
opinioni
4 Ott 2020

“Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va’ dunque e restaurala per me”: sono le parole che il Crocifisso di San Damiano rivolse a Francesco D’Assisi, nell’autunno del 1205. Francesco, anche se prova una grande gioia, rimane perplesso pensando che Dio gli chiedesse di restaurare “quella chiesa che, per la sua antichità, minacciava prossima rovina” (Fonti Francescane 1411) al punto di ripararla con il lavoro delle sue mani, utilizzando anche il denaro paterno. Solo nell’aprile del 1208, durante la celebrazione della Messa alla Porziuncola, ascoltando dal celebrante la lettura del Vangelo sulla missione degli Apostoli, comprese allora che le parole del Crocifisso a San Damiano non si riferivano alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al rinnovamento della Chiesa nei suoi membri.
Un altro episodio da ricordare è il racconto delle Fonti Francescane: Papa Innocenzo III sogna l’umile Francesco che regge la Basilica di San Giovanni in Laterano vistosamente inclinata, pronta a cadere, diventando così “colonna della Chiesa” (Legenda Maior III,10).
Solo a distanza di anni, Francesco capirà che il suo compito nella Chiesa sarà quello di restaurare i suoi membri tramite quel mandato che Gesù ha dato ai suoi discepoli: “Andate e predicate… in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza.” (Mt 10, 9 – 10).
Inizia così la vita e la missione apostolica, sposando “Madonna Povertà” tanto da essere poi definito “il Poverello di Assisi”, predicando con l’esempio e la parola il Vangelo come i primi apostoli. Francesco apparve in un momento particolarmente difficile per la vita della Chiesa, travagliata da continue crisi provocate dal sorgere di movimenti di riforma ereticali e lotte di natura politica.
La celebrazione annuale della festa di San Francesco, Patrono d’Italia e Patrono universale dei cultori dell’ecologia, ci deve condurre alla consapevolezza che la nostra vita di fede raggiunge pienezza e maturità nel momento in cui diventiamo “restauratori” di noi stessi e degli altri: ricostruire la nostra vita, mettere di nuovo insieme le pietre della nostra storia significa dare esistenza a noi stessi e dare anche senso alla vita degli altri. Fondamentale importanza assume l’invito del Signore, la sua Parola, la sua voce, a metterci in moto affinché questo progetto, con il suo aiuto, giunga a buon fine.
L’esempio umile di Francesco, ci fa capire che siamo “strumenti della Tua pace”: capaci di portare a tutti coloro che vivono la vita con sofferenza, senza ideali e senza valori, una voce di speranza che stravolga il cammino, come è capitato a lui che da giovane spensierato e pieno di sicurezze Dio gli chiese di riparare la sua Chiesa.

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Emanuele Artale
Frate minore cappuccino dal 2004, sacerdote dal 2015. Ha compiuto la formazione religiosa come postulante nel convento di Ragusa, come novizio nel convento di Nicosia, postnovizio nel convento di Modica, studente di teologia presso la Facoltà teologica di Sicilia a Palermo. Dal dicembre 2015 espleta il suo servizio religioso nella casa circondariale di Gela, dove nel gennaio 2017 è stato nominato cappellano dal vescovo, Rosario Gisana