Vallelunga: bambini e tecnologie, la «dipendenza» da display. Incontro con la pedagogista Pisa
di Silvia Dentico
Un incontro sul complesso rapporto tra i bambini e le nuove tecnologie, che ha messo in luce i rischi legati a un eccessivo uso di smartphone e tablet, ma anche le buone pratiche che gli adulti dovrebbero mettere in atto per scongiurare danni. A tenerlo, nella sala dell’oratorio parrocchiale di Vallelunga, la dottoressa Angela Pisa, pedagogista e docente, che su invito della Scuola dell’infanzia Santi Angeli custodi, ha incontrato genitori e adulti per un confronto sul tema. Nel corso del suo intervento la pedagogista ha evidenziato l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, che raccomanda di non utilizzare dispositivi elettronici prima del compimento di un anno e di limitarne l’uso a un’ora al giorno nella fascia tra i 2 e i 5 anni. Un importante studio ha infatti rivelato come l’esposizione eccessiva a tali dispositivi possa determinare dei ritardi in alcune aree dello sviluppo del bambino: i dati evidenziano come sempre più spesso i bambini che trascorrono più di due ore al giorno di fronte a schermi quali televisione, cellulare e tablet, manifestino disturbi e ritardi nel linguaggio, area che è fortemente legata allo sviluppo motorio.
«Il tempo trascorso di fronte a uno schermo – ha specificato la dottoressa Pisa – sottrae al bambino esperienze fondamentali per la sua crescita, come l’esplorazione del mondo circostante, la manipolazione, il movimento, determinanti nel favorire lo sviluppo del linguaggio. Bisogna dunque limitare al minimo lo screen time e favorire l’esplorazione anche con giochi semplici che mettano in funzione abilità corporee e manipolative». L’appello più forte è stato lanciato agli adulti, responsabili sia del tempo che i figli trascorrono di fronte agli schermi, sia dei contenuti, che vanno sempre monitorati. «Bisogna dare anzitutto il buon esempio – spiega Pisa -. I bambini osservano e imitano gli adulti, imparando dai loro comportamenti, per cui la disintossicazione digitale deve interessare tutta la famiglia». In che modo? Spegnendo il televisore durante i pasti, tenendo lontano il cellulare dalla tavola, per favorire l’interazione e il dialogo; promuovendo attività alternative sane, come la lettura, lo sport, il contatto con la natura, da fare assieme; o ancora creando in casa ambienti “screen free” dove non si usano dispositivi, coinvolgendo i bambini in momenti condivisi, anche nell’aiuto in casa che deve riguardare tutti i componenti della famiglia. «Si tratta di un vero e proprio parental detox – spiega la pedagogista – da mettere in atto se vogliamo scongiurare disturbi nel comportamento e problemi di salute mentale che diversi paesi nel mondo stanno denunciando, attivando politiche che, ad esempio, vietano l’utilizzo dei social prima dei 16 anni». Ma il tema dello screen time negli adolescenti è ancora più insidioso e meriterebbe altri importanti spazi di confronto come questo. Intanto la sala si è svuotata con la speranza che i preziosi suggerimenti forniti dalla dottoressa Pisa possano diventare buone pratiche quotidiane, capaci di arginare la deriva relazionale a cui sta portando l’inadeguato utilizzo della tecnologia.
(Nella foto, da sinistra, l’insegnante Rita Amenta, la pedagogista Angela Pisa e la direttrice della scuola paritaria dell’infanzia Santissimi Angeli Custodi, Suor Maria Antonietta Spagnolo).





