Villalba: 300 ettari di grano distrutti, vicinanza da Vallelunga e Marianopoli
di Redazione

Trecento ettari di campagna devastati, una ferita che ancora sanguina nel cuore del Vallone, al centro di tre comuni. Se Villalba risulta il centro più colpito, l’emergenza ha colpito anche aziende e maestranze di Vallelunga, mentre la macchina dei soccorsi ha visto l’attiva partecipazione della comunità di Marianopoli. In scenari così drammatici, la solidarietà istituzionale si trasforma in un concreto mutuo soccorso tra le amministrazioni locali. Questa mattina Rosa Izzo, sindaco di Vallelunga, accompagnata dal vicesindaco Silvio Zuzzè e dall’assessore comunale alle Politiche agricole, Rosolino Gulino, si è recata sul posto per stimare l’entità dei danni e manifestare la propria vicinanza alle famiglie e alle realtà produttive messe in ginocchio.
«Piange il cuore – affermano – a vedere questa devastazione. Faremo tutto il possibile per garantire il nostro sostegno morale e, soprattutto, per intervenire con decisione nelle sedi opportune a tutela di queste aziende e di questi nuclei familiari».
Intere distese di seminativo sono state ridotte in cenere da un rogo in cui, alla gravità dell’evento, si è unita una tragica fatalità. Dopo poche ore di attività, infatti, i Vigili del Fuoco sembravano aver domato l’incendio. Tuttavia, la persistenza di alcuni focolai residui, la complessità morfologica di una zona scoscesa e solcata da un alveo, e l’improvviso levarsi di una brezza insistente hanno rinfocolato le fiamme, determinando il disastro consumatosi nel primo pomeriggio di ieri.
Il primo allarme alla centrale operativa dei Vigili del Fuoco era scattato intorno alle 11,30.
«Mi sono recato immediatamente sul posto – racconta il sindaco di Marianopoli, Salvatore Noto- in simili circostanze la solidarietà tra i nostri comuni è immediata. Vedendo l’efficace intervento dei pompieri mi ero tranquillizzato, ma poco dopo si è verificato l’irreparabile».
Le fiamme sono infatti divampate nuovamente, inghiottendo per tutto il pomeriggio ettari di terreno. Sette ore di inferno. Il frumento non ancora raccolto è andato completamente distrutto, con danni per braccianti e una decina di aziende locali. Solo intorno alle 18, grazie al massiccio intervento dei Canadair – giunti sul posto dopo alcune ore perché già impegnati a contrastare altri roghi in una Sicilia sempre più vulnerabile – è stato possibile circoscrivere e spegnere definitivamente ogni focolaio.
I sindaci del territorio, tuttavia, non intendono assistere inermi e sono pronti a far sentire la propria voce presso le autorità competenti. La fitta vegetazione incolta ai margini delle strade e l’azione criminale di piromani senza scrupoli continuano a minacciare seriamente l’economia agricola locale.
Eppure, il piano d’azione teoricamente esiste: ogni anno, il 15 maggio, la Prefettura dichiara l’avvio della campagna di prevenzione incendi, attiva fino al 15 ottobre, che impegna Anas, Libero Consorzio e Ferrovie dello Stato a privati eseguire i necessari interventi di pulizia dalle erbacce infestanti, vero innesco degli incendi.
«In sostanza però – dice Noto – non viene eseguito alcun intervento e questo disastro ne è la prova. Stamattina stessa scriverò al Prefetto: il mio non sarà un semplice appello, poiché è evidente che questo sistema di gestione non è più sostenibile».
Sulle cause dell’incendio sono in corso accertamenti. Non si esclude la natura dolosa, l’azione sconsiderata di uno o più piromani.
A gravare su un quadro già critico si aggiungono i disagi legati ai grandi cantieri per la realizzazione della nuova rete ferroviaria, che hanno comportato l’esproprio di diversi ettari di terreno. Molte di queste aree si trovano a ridosso delle strade, diventando punti critici per l’innesco di incendi. Se da un lato i vecchi proprietari non si occupano più della manutenzione delle aree espropriate, dall’altro l’obbligo di rimozione delle erbacce spetterebbe a Ferrovie dello Stato o alle ditte appaltatrici. Una manutenzione che, secondo le testimonianze di sindaci e privati, purtroppo manca. Il territorio si trova così a fare i conti con l’ennesimo disastro, un colpo durissimo che le piccole aziende agricole locali faticheranno a superare senza interventi straordinari.









