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Niscemi, il caso degli sfollati invisibili. «Ci viene negato il diritto ai ristori»


di Alberto Drago

attualità
7 Mag 2026

Oltre agli sfollati della “zona nera” che hanno perso per sempre le loro case perché site entro i 50 metri dalla linea di frana, a quelli della “zona rossa” evacuati precauzionalmente dai 50 ai 100 metri che non sanno ancora se e quando potranno rientrare nelle loro abitazioni, vi sono pure gli “Invisibili”, persone che la frana ha danneggiato e che ciò malgrado, risultano inesistenti nei decreti d’emergenza emessi.
Si tratta di cittadini proprietari di immobili che, per il solo fatto di non risultare all’anagrafe residenti nelle case sgomberate, sono tagliati fuori da ogni forma di ristoro e sostegno e che per tale ragione dicono di sentirsi abbandonati dalle Istituzioni e addirittura anche dai Comitati popolari della frana.
Uno di questi “Invisibili” cancellati dalla frana è Andrea Reina che lavora e vive nel Nord Italia.
«Mentre il costone – afferma – continua a scivolare, trascinando con sé i sacrifici di una vita, la burocrazia ha tracciato un solco netto. Da un lato ci sono i franati che abitavano gli immobili e che usufruiscono delle misure di assistenza; dall’altro coloro che in quelle case avevano investito risparmi, ricordi di famiglia o progetti per il futuro e che per il solo fatto di avere la residenza anagrafica fuori sede, oggi si ritrovano “Invisibili” ed abbandonati a loro stessi. Quindi il paradossale diritto negato per quelli che si ritrovano nella mia stessa condizione del Contributo di autonoma sistemazione (Cas), poiché lo Stato e la Protezione civile considerano il sussidio come un rimborso per chi deve pagare un affitto alternativo dopo aver perso la dimora abituale. La perdita patrimoniale però in entrambi i casi è identica sia per i danni che hanno subito gli immobili che per il loro valore azzerato, ma con l’esclusione dei non residenti dai ristori. Ad oggi per le Istituzioni, io non esisto perché sono proprietario non residente. Però sono sempre cittadino per pagare l’Imu come seconda casa, ma fantasma quando si tratta di ricevere un indennizzo o una parte delle donazioni raccolte. I criteri di riparto finora adottati hanno privilegiato solo i residenti, lasciando in fondo alla lista o del tutto esclusi i non residenti. Una scelta questa che il Comitato per la frana non ha contestato. Ecco perché – conclude Reina – avverto tutto questo come un diritto negato ed un ingiustizia».

L’avvocato Francesco Rizzo, presidente del Comitato evento franoso 2026 è intervenuto sulla questione.
«Assicuro – afferma – che il Comitato si batte per tutti, residenti e non residenti, abbiamo chiesto di dare il contributo a tutti, e ciò malgrado le Istituzioni hanno deciso al momento di dare il contributo Cas soltanto ai residenti o ai domiciliati che sono sfollati. Ciò non significa – conclude Rizzo – che il Comitato non si batterà per i non residenti e per i proprietari delle seconde case e dei terreni danneggiati dalla frana».


Alberto Drago
Giornalista pubblicista, niscemese doc, ha lavorato in varie redazioni locali e regionali, contribuendo negli anni Novanta alla nascita di Antenna Sud. Impegnato nel volontariato con l’associazione nazionale Carabinieri. Collabora con il quotidiano La Sicilia. Ha fondato e diretto il periodico “L’Appunto”.