Gela, continua la protesta dei trattori. Dal carciofo si rischia altro duro colpo
di Redazione
Agricoltori ancora sul piede di guerra con il presidio che persiste e tutte le problematiche ancora irrisolte. Se quella del frumento è la coltura simbolo, pagata a soli 20 centesimi al chilogrammo a fronte del prodotto finito (il pane, ad esempio) che supera i 6 euro al chilo in molte regioni del Centro Nord, ora è l’avvento del carciofo a preoccupare. Già l’anno scorso il prezzo della cassetta, non più da 25 capolini ma da solo 20, era salita stabilmente a 10-12 euro. E quest’anno il prezzo dell’ortaggio potrebbe salire ancora rendendo difficile il costo finale per il consumatore e riducendo il margine per il produttore. La filiera, dunque, rischia di implodere.
Tutto questo con la scarsa disponibilità di risorse idriche a fare da sfondo: in un territorio sul quale insistono tre mega invasi, l’acqua arriva con il contagocce.
«Gli agricoltori – afferma Pietro Lorefice, parlamentare del territorio, segretario alla presidenza del Senato – sono ancora al presidio e la loro protesta continua, è sacrosanta e me ne faccio portavoce. Non si placa certo per quattro pezze a colori messe dal Governo. Le aziende agricole siciliane stanno pagando costi insostenibili e la crisi idrica resta senza soluzione. In Sicilia, negli ultimi 25 anni, quattro governi regionali su cinque sono stati di centrodestra: un fallimento costante che ha messo in ginocchio interi comparti e territori. Una vergogna».













