Marianopoli, confermata la condanna per tentata estorsione all’ex sindaco Vaccaro
di Redazione
La Corte d’Appello di Caltanissetta ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione per tentata estorsione nei confronti dell’ex sindaco Calogero Vaccaro, 69 anni. Il leader del movimento Forza Democratica Marianopoli è stato inoltre condannato al risarcimento dei danni in favore delle parti offese – da liquidarsi in separata sede civile – e al pagamento delle spese processuali. I giudici di secondo grado hanno concesso la sospensione condizionale della pena, subordinandola però allo svolgimento di un periodo di lavoro di pubblica utilità presso una struttura operante nel sociale. Respinto quindi il ricorso della difesa: il collegio nisseno ha blindato il verdetto emesso in primo grado, nel febbraio 2025, dal Tribunale in composizione monocratica, giudice Giuseppina Chianetta.
La vicenda affonda le radici in una storica e accesa rivalità politica. Vaccaro, infatti, era già stato condannato per diffamazione ai danni dell’attuale sindaco di Marianopoli, Salvatore Noto – suo storico antagonista – e di altri soggetti, tutti amministratori e funzionari comunali (alcuni ancora in carica), a seguito di pesanti accuse lanciate dal palco durante un comizio elettorale. Quel primo processo si era concluso con l’obbligo di risarcire le parti civili. Ed è proprio su questo crinale che si innesta la seconda e più grave vicenda penale, sfociata nella condanna per tentata estorsione.
Secondo l’impianto accusatorio, l’ex primo cittadino avrebbe cercato di sfruttare l’atmosfera informale di una festa di compleanno privata per avvicinare il parroco del paese. In quell’occasione, Vaccaro avrebbe chiesto al sacerdote di recapitare un messaggio perentorio a Noto e agli altri amministratori: l’obiettivo era spingerli a rinunciare alle potenziali azioni civili di risarcimento. Per ottenere il risultato, l’ex sindaco avrebbe paventato pesanti ritorsioni, dichiarandosi pronto a diffondere presunti dossier e accuse scottanti. A suo dire, vi erano prove e notizie di illeciti legati ad abusivismo edilizio e irregolarità nel pagamento dei tributi locali, materiale che Vaccaro minacciava di consegnare alla magistratura e all’opinione pubblica se gli avversari non avessero deposto ogni proposito di chiedere risarcimento civile conseguente alla causa per diffamazione.
Davanti al tentativo di pressione, il sindaco Noto si è rivolto ai Carabinieri. Le indagini, condotte dal comando stazione di Marianopoli, hanno trovato riscontro nella testimonianza del sacerdote e nell’acquisizione di una registrazione audio e di alcuni fotogrammi. Si è giunti così alla sentenza di primo grado e, nel giugno scorso, alla successiva conferma in Appello.
Durante gli interrogatori, Vaccaro ha offerto ai magistrati una ricostruzione radicalmente diversa e di segno assolutorio. L’imputato ha sostenuto che era stato il parroco, di propria iniziativa, a proporsi come paciere per rasserenare un clima politico esasperato da continui esposti, circostanza deleteria per la quiete della piccola comunità. Secondo la difesa, il sacerdote avrebbe semplicemente travisato, seppur in buona fede, il senso di una conversazione in cui non si sarebbe accennato a dossier o minacce. Una tesi giudicata tuttavia inverosimile dai magistrati di entrambi i gradi di giudizio.
Oltre al sindaco in carica Salvatore Noto (54 anni), figurano come parti offese nel procedimento: Carmelo Montagna (70 anni, ex sindaco), Francesco Montagna (59 anni, attuale dirigente dell’Ufficio Tecnico), Maria Antonietta Vullo (53 anni, all’epoca vicesindaco), Maria Tumminaro (56 anni, ex assessore), Salvatore Lombardo (76 anni, già dirigente del settore Affari Generali), Luigi Cannella (53 anni), Luigi Cannella (45 anni, erede del defunto Santo Cannella) e Angelo Panepinto (62 anni, ex assessore).













