Mazzette e politica, l’inchiesta regge. «Tricoli poliedrico e spregiudicato, esiste rischio replica sistema illecito»
di Redazione

Con la pubblicazione delle motivazioni del rigetto del ricorso presentato dalla difesa di Lorenzo Gaetano Tricoli, la sesta sezione penale della Cassazione conferma la solidità del quadro indiziario delineato dall’accusa. I giudici della Suprema Corte hanno non ritengono accoglibile il ricorso, presentato dall’avvocato Michele Ambra, difensore dell’ex sindaco di Sommatino, convalidato la misura cautelare. Tricoli è la figura chiave dell’inchiesta sulle presunte bustarelle intascate dal parlamentare regionale Michele Mancuso, ora ai domiciliari. Nel vagliare i motivi, la Suprema Corte, ritiene inidonee le eccezioni sollevate dalla difesa, ritenute insufficienti a scalfire la coerenza logica della ricostruzione investigativa. Il verdetto di legittimità, dunque, valida l’operato dei giudici nisseni, confermando la necessità della custodia cautelare.
Al centro della decisione vi è la disamina degli elementi di prova raccolti dagli inquirenti, costituiti da intercettazioni ambientali, pedinamenti e rilievi bancari. In particolare, i giudici evidenziano come l’episodio del 16 gennaio 2025, videoripreso dagli investigatori in via Cusmano, nel capoluogo, rappresenti un preciso e collaudato modus operandi. In quella circostanza, Tricoli fu filmato nell’atto di consegnare una busta al parlamentare, non prima di averne verificato il contenuto, descritto come una mazzetta di banconote di spessore, e di aver strappato il lembo della carta in cui era impresso il logo della società «Tecno 3 Consulting», al fine di eliminare ogni traccia riconducibile alla sua persona in caso di controlli. Un meccanismo di approvvigionamento e consegna del denaro che, per la Corte, si è ripetuto con scadenze precise e non derubricabili a mere coincidenze.
Un ulteriore fulcro del provvedimento risiede nella valutazione delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha ritenuto legittimo il giudizio espresso dal Riesame, che ha definito la personalità dell’indagato come «poliedrica e fortemente spregiudicata» per la sua capacità di insinuarsi nei palazzi del potere e influire sulle determinazioni politiche relative all’erogazione di contributi. Nelle motivazioni emerge l’ipotesi della potenziale serialità del sistema: dalle intercettazioni è emerso infatti il proposito di replicare lo schema illecito in altre manifestazioni pubbliche, come il Carnevale o il Primo Maggio, ipotizzando persino la costituzione di nuove associazioni “schermo” per evitare di destare sospetti sulla “Gentemergente”, l’ente beneficiario dei 98 mila euro per gli spettacoli nei comuni nisseni.
Infine, la Cassazione ha rilevato le evidenti contraddizioni emerse tra la versione dei fatti fornita dallo stesso Tricoli in sede di interrogatorio e le dichiarazioni rese dal deputato Mancuso, due narrazioni antitetiche che hanno finito per indebolire la tesi difensiva. Di fronte a un simile scenario, i giudici hanno respinto la richiesta di una misura meno afflittiva, come l’interdizione dai rapporti con la Pubblica Amministrazione, sottolineando che Tricoli operava stabilmente dietro le quinte, senza rivestire cariche formali. Il ricorso è stato quindi rigettato, con la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali.








