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CORONAVIRUS E 5G

Tra «complotto» e bufale


di Emanuele Lo Blundo

rubrica
15 Apr 2020

Ha suscitato un certo scalpore il nostro articolo sulla bufala del Coronavirus e il 5G, e molti dei nostri lettori ne hanno approfittato per esprimere le proprie convinzioni in merito. Dobbiamo purtroppo fare alcune precisazioni su come si muove il pensiero scientifico e sul perché sia sbagliato cercare complotti, credere che ci venga nascosto qualcosa, esprimere la propria contrarietà incondizionata e soprattutto sopravvalutare le proprie capacità di analisi in contesti estranei alla nostra conoscenza e cultura.

Le basi del pensiero scientifico

Alla base della ricerca scientifica, di qualsiasi ambito, c’è appunto un metodo: delle pratiche ormai consolidate che ci hanno permesso un notevole progresso tecnologico e scientifico, progresso che ha aumentato esponenzialmente le nostre condizioni di vita.

Ne avrete sicuramente sentito parlare almeno una volta, del metodo scientifico: si tratta di analizzare un fenomeno, ipotizzare la possibile causa del perché quel fenomeno avvenga, fare una verifica del fenomeno per vedere se c’è un nesso tra la causa ipotizzata e l’effetto, e infine il poterlo ripetere, eseguendolo sempre nelle stesse identiche condizioni, per controllare le cause e gli effetti siano sempre uguali.

Sebbene la complessità dei fenomeni studiati dai ricercatori sia cresciuta esponenzialmente, che certi fenomeni siano difficilmente ripetibili e oggi si faccia ricorso anche alla statistica, è questo il nocciolo duro del metodo scientifico.

Quando un gruppo di ricercatori mette a punto una ricerca, questa prende la forma di una analisi.

Oltre le ricerche

Ogni qual volta viene pubblicata una nuova analisi scientifica (è ancora rimasto in uso il termine studio, ma è errato), questa viene poi revisionata da una commissione terza da quella che l’ha pubblicata, per poter verificare la bontà dei risultati e la ripetibilità del fenomeno.

Quando l’analisi supera questo esame, quei risultati diventano ancora più affidabili, in caso contrario l’analisi viene rigettata in toto. Questa fase di revisione viene chiamata peer review, o revisione paritaria.

Ogni certo numero di anni, una serie di varie commissioni scientifiche internazionali, ognuna in base alla propria area, mette insieme tutte le analisi su un determinato fenomeno, fa delle verifiche estremamente approfondite e ne trae delle conclusioni. Questo tipo di verifiche vengono chiamate meta-analisi.

È così che ad esempio l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stilato un elenco delle sostanze più cancerogene, aggiornando la lista ogni certo numero di anni.

Queste sono le conoscenze scientifiche più forti che abbiamo oggi a disposizione. Il grado di affidabilità delle conoscenze che abbiamo è infatti legato a tutti questi processi di verifica e revisione.

Il valore delle opinioni

Potremmo allora chiederci quale possa essere il valore delle opinioni sia degli esperti sia delle singole persone.

L’opinione di un esperto può avere una certa valenza, soprattutto grazie la bagaglio di studi e competenze maturate negli anni. Di solito i professionisti sono molto cauti nel rilasciare un’opinione, non le ritengono comunque mai al di sopra delle conoscenze attuali comprovate e sono sempre ben felici anche di cambiare radicalmente idea, specie con la pubblicazione di nuove analisi.

Quale valore potrebbe avere allora l’opinione di un non addetto ai lavori, che ha nulla o poche conoscenze sull’argomento e poche o nulle competenze?

Proprio poco o nulla.

L’effetto Dunning-Kruger

Capita spessissimo sui social che perfetti sconosciuti parlino di determinati fenomeni e complotti, con la massima convinzione.

Questo fenomeno ha un nome e viene chiamato effetto Dunning-Kruger: persone poco o nulla esperte che sopravvalutano le proprie capacità e si professano esperti in questo o quel fenomeno, specialmente quelli in cui la scienza non ha ancora risposte certe ma che hanno, purtroppo, un impatto grave nella nostra vita, ad esempio malattie molto gravi, mentre gli esperti sono molto restii ad esprimere un’opinione in merito oppure non hanno ancora risposte da offrire.

Spesso rigettano in toto anche le conoscenze ormai consolidate, come ad esempio nel caso della fantasiosa relazione tra il Coronavirus e il 5G.

La costante di queste persone però, è che non hanno mai sostenuto degli studi né acquisito alcuna competenza, e quando li hanno sostenuti si rifiutano di fare confronti con le ultime analisi scientifiche né di pubblicare loro stessi qualcosa.

Sono estremamente convinti di ciò che dicono, ritengono sempre che ci sia un qualche complotto o macchinazione dietro certi fenomeni e che ci venga sempre nascosto qualcosa.

Ma come abbiamo già scritto, i gruppi di ricercatori e scienziati, quando pubblicano una analisi, non cercheranno mai di convincere le persone normali, per esempio non andrebbero mai in Tv per convincere gli altri della bontà dei loro risultati: attenderanno pazientemente che siano proprio i loro colleghi e le commissioni scientifiche a giudicare le loro analisi, perché è questo il funzionamento della comunità scientifica. Solo un esperto può cogliere degli errori grazie alle proprie competenze, non il normale pubblico. 

Come proteggersi da bufale e complottari

La prima cosa da fare è conoscere chi vi sta parlando: se ha titoli, se è conosciuto nell’ambiente della ricerca, se sta parlando a titolo personale oppure sta facendo divulgazione delle nuove conoscenze scientifiche.

La seconda è informarsi sui portali ufficiali messi a disposizione del pubblico: se si parla di salute ad esempio, è bene controllare il portale del Ministero della Salute, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e cercare informazioni in merito. Cercare magari se esistono pubblicazioni scientifiche.

La terza è sempre farsi tante domande, spesso ascoltiamo o leggiamo queste persone senza riuscire a dubitare un attimo, come se fossimo passivi. Fatevi sempre tante domande e non abbiate paura nel porle.


Emanuele Lo Blundo
Appassionato da sempre di informatica, fisica, scienza e tecnologia, non disdegna i nuovi mezzi e produzioni della cultura pop. Sul suo comodino non può mancare un classico, un saggio o un romanzo fantasy.