Voto alle donne, convegno del Lions Club. Ottant’anni di lotte per la parità di genere
di Redazione
Il volto della Repubblica è quello di una donna, o meglio, di una ragazza di appena ventiquattro anni. Si chiama Anna e il suo sorriso smagliante buca (letteralmente!) la prima pagina del Corriere della Sera, pubblicata all’indomani del referendum del 1946. Il titolo di apertura recita:
«È nata la Repubblica Italiana». Un fermo immagine che cattura perfettamente la gioiosa soddisfazione per una tappa storica nella storia del nostro Paese. Il sorriso di Anna lo conosciamo tutti: è impresso nelle pagine dei manuali di storia e nelle menti di tutti gli italiani.
Un ricordo vivido che riecheggia durante il convegno organizzato dal “Lions Club Butera e Terre federiciane” per celebrare un traguardo speciale: gli 80 anni del diritto di voto alle donne. L’iniziativa promossa dalla presidente Anna Maria Liardi, parte dalle origini, da quel referendum che scelse le sorti della nostra Italia. «Il voto, per le donne, non è stato un punto d’arrivo, ma l’inizio di una lunga marcia nelle istituzioni e nella società. Che continua ancora oggi, sulle nostre gambe, ma soprattutto, sulle gambe delle future generazioni» spiega la professoressa Liardi.
Così, ieri pomeriggio, la Pinacoteca Comunale di Viale Mediterraneo si è trasformata in un piccolo teatro di dibattiti e confronti tutti al femminile.



A iniziare, affrontando le sfide e le battaglie portate avanti dalle donne nelle istituzioni, è l’avvocato Giovanna Cassarà. Prende spunto dalla personale esperienza in consiglio comunale, offrendo un prezioso punto di vista sui cambiamenti della politica a Gela, e le lotte “femminili” che hanno segnato il nostro territorio.
Una testimonianza emozionata ed emozionante, è stata quella dell’imprenditrice Rosa Iudici che, partendo dalla sua storia familiare, ha dato voce ai pregiudizi e alle difficoltà nel mondo lavorativo. «A un certo punto mi sono ritrovata a farmi spazio in un contesto lavorativo tutto al maschile. Non è stato facile, ma non mi sono mai arresa. L’indipendenza economica per una donna è di fondamentale importanza, è ciò che ti rende davvero libera» racconta.
Donne diverse, di settori diversi disegnano un presente ancora ricco di contraddizioni, e in cui la parola “parità”, sembra sempre più distante. È toccato poi, alla sociologa Giorgia Butera, che ha analizzato gli ostacoli per l’accesso ai ruoli dirigenziali e di leadership. L’accento si è poi spostato sulla distanza tra cittadini e urne con il conseguente aumento dell’astensionismo, fenomeno che interessa sempre più da vicino anche l’universo femminile.
A conclusione, le parole della studentessa Desideria Sarcuno, chiudono il cerchio in una sorta di passaggio di testimone alle future generazioni, chiamate a raccogliere un’eredità importante: quella lasciataci dalle madri costituenti e da tutte le donne che hanno dato vita, mattoncino dopo mattoncino, alla Repubblica Italiana.
«Sono cresciuta con esempi di donne molto forti all’interno della mia famiglia. Mia nonna non ha mai lavorato, e da lei, ho imparato cosa significa avere coraggio e desiderio di riscatto. Poi, mia madre, lei non ha mai rinunciato alla sua carriera eppure è sempre stata presente, non ha mai saltato una mia recita a scuola. Mi ha insegnato l’importanza della propria realizzazione. Quindi sento di avere un bagaglio molto prezioso alle spalle, che mi guida», le parole della studentessa.
«Oggi, rappresento la voce di tanti colleghi e amici e per me è un privilegio. Sono molto orgogliosa della mia generazione e dei temi che mette al centro, come la salute mentale, la lotta contro le discriminazioni. Penso siamo all’altezza di questa responsabilità: quella di costruire un futuro più equo» conclude.
Un incontro di riflessione, di confronto e di storie. Storie di donne che hanno scelto, facendo sentire la propria voce, fino a quel momento rimasta inespressa e marginale. La parità è una strada da percorrere insieme, passo dopo passo. Se siamo quello che siamo lo dobbiamo a chi c’è stato prima, rendendo possibile un presente migliore. A noi tocca fare lo stesso con chi verrà dopo.
Il sorriso di Anna, oggi, è anche il nostro per gli ottant’anni della Repubblica.








